Cosa puoi imparare dal fallimento di oltre 5000 negozi di arredamento evitando di prendere una fregatura

L’italia sta vivendo un momento unico nella sua storia.

Da un lato abbiamo un paese che deve fare i conti con la crisi economica iniziata nel 2008, da un altro abbiamo un paese in cui le aziende falliscono alla velocità della luce.

Ma non solo.

A questi problemi dobbiamo aggiungere anche quelli legati alla criminalità organizzata, la disoccupazione giovanile o il terrorismo ad esempio.

Di fronte ad uno scenario del genere – basato sulla paura – è molto facile prendere decisioni affrettate. Siamo costantemente bombardati su tutti i fronti. Basta accendere la tv per rendersi conto che quello che dico non è altro che la cruda realtà dei fatti.

Ma perché ho iniziato l’articolo di oggi con questa introduzione?

Probabilmente ti starai chiedendo qual è l’argomento di oggi, vero?

Ebbene oggi metteremo da parte le informazioni tecniche per dare spazio alle notizie del settore. Sai meglio di me che essere informati al giorno d’oggi è una cosa da non sottovalutare sotto nessun parametro.

Quindi bando alle ciance.

L’altro giorno mentre ero a cena con la mia compagna mi è capitato di vedere una trasmissione tv che parlava appunto di attualità ed economia. Il tema centrale della trasmissione era appunto il fallimento delle aziende italiane nel settore arredamento dal 2012 al 2016.

A dire il vero non sono uno che guarda spesso la tv ma quella volta ammetto che non ho potuto resistere e ho visto tutta la trasmissione.

Non voglio annoiarti raccontandoti ogni singolo dettaglio del programma televisivo, ma piuttosto vorrei concentrarmi su come il fallimento di queste aziende potrebbe avere un impatto molto significativo sull’eventuale acquisto di una cucina o di qualsiasi altro mobile per la tua casa.

I giornalisti raccontavano la storia di alcuni negozi di arredamento di interni che di fronte alla crisi economica hanno dovuto chiudere i battenti. Gli imprenditori si lamentavano delle tasse troppo alte da pagare, della concorrenza sleale di alcune aziende straniere come IKEA, e della burocrazia italiana che non gli dava il supporto necessario per portare avanti le loro attività.

Fin qua diciamo che non è niente di particolare dato che dal 2008 siamo abituati a sentire le storie di tanti imprenditori coraggiosi che purtroppo hanno dovuto chiudere bottega a causa della crisi economica.

La cosa peculiare di questa trasmissione è che ad un certo punto il giornalista inizia anche ad intervistare alcuni dei clienti di questi negozi di arredamento.

E qua inizia il bello.

Mentre gli imprenditori si lamentavano del fatto che era tutta colpa della crisi, i clienti non erano affatto tristi. Anzi, molti di loro erano piuttosto arrabbiati.

Il motivo è semplice.

La maggior parte di queste persone si lamentava del fatto che questi negozi non davano un buon servizio.

Dicevano appunto che il loro modo di lavorare era “arretrato”.

Ricordo in particolare alcune lamentele che mi hanno particolarmente colpito:

  • Non facevano uso di nessun tipo di tecnologia attuale per cercare di far vivere una piacevole esperienza di acquisto al proprio cliente;
  • Lasciavano il cliente un po’ abbandonato a se stesso, soprattutto dopo l’acquisto;
  • Spesso rispondevano tardissimo alle richieste di assistenza oppure non rispondevano affatto;
  • Appena i clienti chiedevano qualcosa in più, spesso trovavano professionisti poco preparati o non abbastanza informati sulle novità del settore (informazioni che i clienti magari reperivano facilmente su internet)

Insomma, sembrava che l’unico interesse di questi negozianti fosse quello di farti firmare il contratto per prendere la loro provvigione…

I clienti giustamente dicevano che se queste aziende falliscono c’è un motivo ben preciso. Non hanno saputo rinnovarsi e adattarsi al cambiamento di questi ultimi anni.

Ma non è oro tutto quel che luccica.

spazio-cucina

>> Scarica ora gratis la guida <<

Perché quando il giornalista ha chiesto loro se ora sono contenti con i nuovi negozi di arredamento che ci sono sul mercato come IKEA ad esempio, la risposta è stata:

“Beh non è il massimo, ma ci si accontenta. Almeno son sicuro che all’Ikea, anche se prendo una “fregatura”, almeno ho speso poco…”

Cioè cerchiamo di ragionare un attimo insieme.

Queste persone dovevano accontentarsi delle soluzioni offerte da Ikea solo perchè i prodotti Ikea costavano meno? Ma che razza di ragionamento è?

Eppure le risposte erano queste, e probabilmente è lo stesso ragionamento che hai fatto anche tu se è da un po’ che stai cercando una nuova cucina e ti sei scontrato con dei mobilifici un po’ vecchiotti.

Ma perché dovrebbe interessarti questa notizia?

Anche qui il motivo è semplice.

Metti che hai già scelto il mobilificio che si occuperà della progettazione e realizzazione della tua cucina. Hai firmato il contratto. Ti hanno fatto vedere come verrà la tua cucina etc. Dopo 1 mese la tua cucina è pronta, e loro ti salutano per poi sparire nel nulla.

A distanza di 6 mesi iniziano ad arrivare i primi problemi. Ti rendi conto che il piano cottura non era quello che volevi. Il frigo è troppo ingombrante e la lavastoviglie fa troppo rumore di sera. E quindi che fai? Chiami l’azienda, non ti risponde nessuno. Il giorno dopo, decidi di passare a trovarli per capire come possono sistemare questa rogna e ti imbatti in un bel cartellone che recita: “ chiuso per fallimento “

A quel punto senti che il mondo ti crolla addosso perché non sai più cosa fare. Magari fosse un semplice smartphone quello che hai acquistato così potresti farlo riparare da qualsiasi altro negozio.

Ma è una cucina quella che hai acquistato!

Anche perché a questo punto ti salgono tanti dubbi. E adesso a chi mi rivolgo? Come sistemo questi difetti? E quanti soldi dovrò spendere per far uscire delle altre persone?

Solo per farti capire che quello che dico io non sono cose inventate ma dati reali con tanto di statistiche, ti riporto i dati di Federlegno:

“Secondo i dati di Federlegno, le imprese di arredamento faticano a sopravvivere. Tra il 2007 e il 2012, 4.190 tra imprese e stabilimenti sono stati chiusi. La situazione non sembra migliorare, nel biennio 2011-2012 le imprese uscite dal mercato sono state 854 e nel 2017 si prevede un ulteriore calo del 5,3%.”

Quindi capisci che i fallimenti all’interno del mio settore saranno una costante.

Ma vuoi sapere una cosa?

Basta con questo buonismo. I clienti hanno ragione ad essere arrabbiati se queste aziende non sono in grado di superare le loro aspettative.

I classici negozi di arredamento non possono pretendere di continuare a lavorare come si faceva ai tempi dei nostri nonni. Il mondo è cambiato. Adesso tutto è a portata di clic.

Ci sono Amazon e c’è Ikea.

E domani cosa ci sarà?

Domani ci sarà Spazio Cucina senz’altro.

Il motivo è molto semplice e te lo spiego subito.

A differenza del classico mobilificio che ti fa il progetto su carta senza il minimo interesse per le tue abitudini e le tue aspettative, noi utilizziamo il metodo S.G.R (Simulazione a Grandezza Reale) che ti permetterà di vivere e toccare con mani ogni singolo componente della tua cucina prima ancora di metterla in produzione.

Detto in altre parole, PRIMA ti facciamo vedere come verrà la tua cucina, te la facciamo provare a dimensione reale (e non con un disegno su carta) e se ti piace e ti convince al 100% allora passiamo alla sua realizzazione e installazione.

Non è un salto nel futuro? Chi altro fa questo per te?

Qualcuno potrebbe dire: Si ma anche gli altri mobilifici mi fanno in qualche modo capire come verrà la mia cucina…

E anche gli altri mi chiedono che tipo di elettrodomestici voglio, o se mi serve la lavastoviglie…

Se è per questo anche qualsiasi altro ecommerce che trovi su internet ti spedisce la merce quando fai l’acquisto.

Ma solo con Amazon ti senti tranquillo al 1000% quando acquisti, e solo Amazon riesce a darti quel qualcosa che tutti gli altri non riescono a darti, nonostante facciano lo stesso identico lavoro.

Di fatto è impossibile replicare o trovare una soluzione simile a Spazio Cucina per tre motivi:

  1. NESSUNO inizia da un questionario composto da 60 domande, che viene poi analizzato e approfondito insieme a te dai nostri architetti.
    TUTTI ti fanno al massimo una decina di domande generiche.
  2. NESSUNO viene a fare un rilievo misure preciso a casa tua prima di iniziare la progettazione.
    TUTTI si basano sulle misure che prendi tu o sulla piantina del geometra.
  3. NESSUNO ti fa fisicamente provare dal vivo la tua cucina, prima ancora di metterla in produzione.
    TUTTI usano al massimo un metro e dei modellini di cucina nel proprio show room, pretendendo che tu riesca a capire esattamente quale sarà il risultato finale.

Mi raccomando, fai attenzione al mobilificio di turno che non vede l’ora di farti firmare il contratto con le scritte in piccolo. Mettilo alla prova. Fai domande. Non essere timido.

E resta sintonizzato che i prossimi articolo saranno di fuoco!

A presto!
Fabio

Per favore se ti è piaciuto questo articolo aiutami a condividerlo cliccando i pulsanti social qui sotto, grazie!

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.